Sembra un film di fantascienza, eppure è uno scenario che comincia a prendere forma: non conteranno più solo gli anni di contributi e l’età anagrafica, ma il valore aggiunto generato da ognuno di noi… e dal nostro “gemello digitale”.
Secondo Valeria Vittimberga, direttrice generale dell’INPS, in un futuro non troppo lontano potremmo affidarci al capitale computazionale: un’intelligenza artificiale personale che continuerà a produrre valore anche dopo il nostro ritiro dal lavoro. Un’ipotesi che mette in discussione la pensione come la conosciamo oggi, trasformandola da diritto conquistato a risultato di un valore immateriale difficile da misurare.
Una visione che solleva più domande che risposte: siamo davvero pronti a far gestire il nostro futuro previdenziale a un algoritmo? E chi garantirà equità e diritti in un sistema che premia “dati” e “reti” invece di anni di vita lavorativa reale?
Intanto, milioni di pensionati italiani restano in attesa di risposte concrete: rivalutazioni spesso bloccate, tagli, blocchi ingiustificati, Trattamenti di Fine Servizio dati con tempistiche lunghissime ed in più tranche. E mentre il dibattito guarda a un futuro iper-tecnologico, c’è chi lotta ogni giorno per vedere riconosciuti i propri diritti.
Fonte per approfondire https://www.ilsole24ore.com/art/cosi-l-intelligenza-artificiale-ci-paghera-pensione-futura-AHHMdiXB
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