Dal 26 gennaio 2026 entrano in vigore nuove e più ampie tutele per i lavoratori esposti all’amianto.
Con il decreto legislativo n. 213/2025, che recepisce la direttiva UE 2023/2668, il legislatore ha esteso l’ambito di applicazione delle norme sulla protezione dall’amianto a tutte le attività lavorative che comportano un rischio di esposizione, diretto o indiretto.
Le nuove disposizioni modificano il Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e rafforzano gli obblighi in capo ai datori di lavoro, imponendo una valutazione preventiva e puntuale del rischio in ogni contesto in cui possa esserci presenza di amianto o di materiali che lo contengono.
Cosa cambia
La tutela non riguarda più solo le attività tradizionalmente considerate “a rischio”, ma si estende anche a:
- manutenzione, ristrutturazione e demolizione
- gestione dei rifiuti e bonifiche
- attività estrattive e di scavo
- interventi in caso di emergenze naturali
- attività antincendio
In tutti questi casi, il datore di lavoro è tenuto a individuare preventivamente la possibile presenza di amianto, anche richiedendo informazioni ai proprietari dei locali o consultando registri disponibili. In mancanza di dati certi, è obbligatorio procedere a verifiche tramite operatori qualificati.
Sorveglianza sanitaria e formazione
La normativa rafforza anche:
- la formazione dei lavoratori, che deve essere specifica per le mansioni svolte
- la sorveglianza sanitaria, con visite mediche periodiche (almeno ogni tre anni) e alla cessazione del rapporto di lavoro
- la tracciabilità delle esposizioni, con l’obbligo di conservare la documentazione per almeno 40 anni
Un passo avanti nella tutela
L’estensione delle tutele rappresenta un passaggio importante nel riconoscimento dei rischi legati all’amianto, una sostanza ancora oggi responsabile di gravi patologie che spesso si manifestano a distanza di molti anni dall’esposizione.
Noi di rimborso.eu continuiamo a monitorare l’evoluzione normativa e giurisprudenziale per informare e tutelare chi ha lavorato in contesti non sicuri perché il tempo non cancelli responsabilità e diritti ai risarcimenti.



