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Infezione contratta in ospedale: quando scatta la responsabilità della struttura e il diritto al risarcimento

Un ricovero dovrebbe essere un momento di cura e protezione. Eppure, in alcuni casi, è proprio in ospedale che si contraggono infezioni che possono aggravare condizioni già fragili, fino ad avere conseguenze irreversibili.

La sentenza del 13 aprile 2026 del Tribunale di Catania (sentenzatorna su questo tema con un chiarimento importante:
quando un paziente contrae un’infezione durante il ricovero, non è la famiglia a dover dimostrare l’errore ma è l’ospedale che deve provare di aver adottato tutte le misure di prevenzione, controllo e sorveglianza previste. Se questa prova manca, la responsabilità può ricadere sulla struttura sanitaria, anche in presenza di patologie pregresse.

In particolare, il giudice di merito, sulla base della CTU svolta nel corso del giudizio, ha ritenuto sussistente il nesso causale tra le infezioni da Acinetobacter e Klebsiella pneumoniae tipo KPC, contratte durante il ricovero, e il successivo decesso della paziente. Le infezioni avevano infatti determinato l’insorgenza di una polmonite acuta.

Il Tribunale di Catania ha poi evidenziato un punto centrale: l’ospedale non ha dimostrato di aver rispettato i protocolli di prevenzione, sorveglianza e controllo delle infezioni nosocomiali, in particolare nel reparto di terapia intensiva.

La presenza di patologie pregresse rappresentava sì un fattore di rischio, ma proprio per questo rendeva l’evento prevedibile e richiedeva un livello di attenzione ancora maggiore. Nonostante ciò, la struttura sanitaria non ha prodotto documentazione né linee guida idonee a dimostrare il rispetto dei protocolli. In altri termini, l’ospedale non ha assolto all’onere della prova previsto dalla giurisprudenza: non ha dimostrato di aver adottato tutte le cautele necessarie, secondo le normative vigenti e le leges artis, per prevenire l’insorgenza di infezioni.

Per queste ragioni, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria per il decesso della paziente, condannandola al risarcimento dei danni in favore dei familiari.

Sul piano economico, ai figli sono state liquidate somme comprese tra 191.000 e 207.000 euro, secondo le tabelle del Tribunale di Milano.
Anche ai nipoti è stato riconosciuto un risarcimento pari a 60.000 euro ciascuno, pur in assenza di convivenza, valorizzando il legame familiare e la vicinanza territoriale.

Una decisione che conferma un principio chiaro: quando i protocolli non vengono dimostrati, la responsabilità della struttura sanitaria può essere riconosciuta anche nei casi più complessi.

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