E una recente sentenza condanna il Ministero della Giustizia al risarcimento
“I suicidi in carcere sono una sconfitta dello Stato”.
Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella riportano al centro dell’attenzione una realtà che da anni viene segnalata da magistrati, garanti dei detenuti e operatori del sistema penitenziario: le condizioni delle carceri italiane restano critiche, tra sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà nella gestione dei detenuti più fragili.
I dati diffusi negli ultimi mesi sono significativi.
Nel solo 2025 si sono registrati quasi duemila tentativi di suicidio e oltre undicimila atti autolesivi negli istituti di pena.
Negli ultimi anni i suicidi rappresentano una quota molto elevata dei decessi in carcere, con un tasso nettamente superiore a quello della popolazione libera.
Quando una persona è detenuta, la sua sicurezza è affidata allo Stato.
Per questo ogni episodio di autolesionismo grave o di suicidio impone di verificare se le misure previste siano state effettivamente applicate.
Su questo principio si fonda una recente sentenza del Tribunale di Catanzaro, ottenuta in una causa patrocinata dai nostri legali, l’Avv. Pietro Frisani e l’Avv. Chiara Del Buono.
La sentenza: condannato il Ministero della Giustizia
Il Tribunale ha disposto la condanna del Ministero della Giustizia al risarcimento dei danni in favore dei familiari di un detenuto di 33 anni, suicidatosi all’interno della Casa Circondariale di Alghero.
L’uomo era stato sottoposto a custodia cautelare per reati legati agli stupefacenti e, al momento dell’ingresso in carcere, era stato segnalato come soggetto fragile per uno stato depressivo accertato durante la visita medica.
Per questo motivo era stata disposta la misura della cosiddetta grande sorveglianza, che prevede controlli frequenti e un monitoraggio costante.
Secondo quanto accertato nel processo, quella misura non è stata rispettata.
Il detenuto venne trovato morto impiccato nella cella che condivideva con un altro recluso.
Il Tribunale ha rilevato un mancato coordinamento tra gli operatori e una violazione delle procedure previste per i casi a rischio, riconoscendo la responsabilità dell’Amministrazione.
Per questo il Ministero della Giustizia è stato condannato a risarcire i familiari con una somma complessiva di circa 400.000 euro, oltre interessi e spese legali, per il danno da perdita del rapporto parentale.
Un problema che riguarda l’intero sistema penitenziario
Il caso deciso dal Tribunale non è isolato.
Negli ultimi anni numerosi episodi hanno evidenziato difficoltà strutturali nella gestione degli istituti di pena, legate al sovraffollamento, alla carenza di personale e alla mancanza di figure specializzate.
Lo stesso Presidente della Repubblica ha richiamato la necessità di affrontare questi problemi in modo concreto, ricordando che il reinserimento dei detenuti non è solo un obiettivo costituzionale, ma anche una condizione essenziale per il funzionamento di un sistema penitenziario civile.
Quando però le misure previste non vengono applicate, la responsabilità non può essere ignorata.
Il risarcimento arriva perché qualcuno ha chiesto che venissero accertati i fatti
In questa vicenda, a chiedere giustizia sono stati i familiari del detenuto, che hanno promosso l’azione giudiziaria per verificare se le misure di controllo fossero state rispettate.
Il Tribunale ha accertato che non lo erano state e ha condannato l’Amministrazione al risarcimento.
Le parole del Presidente Mattarella richiamano la responsabilità dello Stato.
Le decisioni dei giudici servono a stabilire, caso per caso, se quella responsabilità è stata rispettata.