Aziende e accise energia. Un tesoretto a disposizione del Fisco.

Milioni di euro incassati dallo Stato grazie alle accise che i gestori di servizi di distribuzione di energia elettrica hanno fatto pagare ad utenze di imprese ed aziende.

Un paradosso quello delle accise sull’ energia elettrica che pesa ancora di più sulle spalle delle aziende in un periodo in cui a causa del covid la situazione è critica e si cerca di abbassare le spese per continuare a produrre. Adesso il nodo da sciogliere per le aziende è quello delle addizionali provinciali alle accise sull’energia non dovute: riavere indietro gli importi pagati.

Ma perchè possono essere richiesti gli importi delle addizionali provinciali alle accise sull’energia elettrica?

Perché nel 2018 sono state riconosciute illegittime da una direttiva europea e ad ottobre del 2019 da una sentenza della Corte di Cassazione italiana.
La Cassazione stabilisce che si possano recuperare queste cifre tramite un’ azione civile perché perché la materia non è tributaria, anche se di fatto le accise altro non sono che un tributo. Questo perché il contenzioso si instaura tra chi ha consumato energia elettrica e chi gliel’ha fornita. Quindi un’ azione civile a tutti gli effetti che per le imprese non è gravosa di documentazione difficile da produrre: basterà produrre le ricevute delle bollette pagate.
 Nessun recupero può essere effettuato per i primi due anni di applicazione, 2008 e 2009, che sono già prescritti; questa possibilità è invece aperta per il biennio 2010-2011, ultimi anni di applicazione dell’addizionale prima della sua abolizione.

Quindi l’ importante per tutte le aziende che abbiano pagato l’ accisa ( + iva) negli anni 2011-2012 e che decidono di iniziare un’ azione per il recupero di quanto indebitamente pagato è interrompere la prescrizione
L’ ammontare delle somme recuperabili è a tutti gli effetti un tesoretto: si calcola un 7% circa delle bollette pagate nel biennio, tenuto conto del tetto previsto di importo massimo di 27.000 euro l’ anno si possono avere imprese che nel biennio raggiungono la cifra massima di 54mila euro.

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