Dpcm: 350mila attività costrette a chiudere o a limitare gli orari. Basterà quanto promesso nel futuro Decreto Ristori?

E’ domenica 25 ottobre 2020 ed una conferenza stampa del Presidente Conte raffredda il pranzo degli italiani. Il Presidente parla, ed illustra le misure del nuovo – ennesimo – Dpcm in vigore da oggi 26.10.2020 per poco meno di un mese.
Si rende conto – Conte – dei sacrifici richiesti ( “Mi rendo conto dei sacrifici che chiediamo a tante categorie” )  ma l’ obbiettivo è nobile: salvare la salute, salvare l’ economia e salvare lo Spirito del Natale… Dice, infatti, il Presidente agli italiani rimasti fermi con la forchetta a mezz’ aria e la pasta al ragù che si raffredda, che :“Riusciremo così ad affrontare dicembre e le festività natalizie con maggiore serenità”

E come accadrà tutto questo?
Inserendo nel Dpcm restrizioni fortemente consigliate rivolte ai cittadini ( non spostarsi fuori del proprio comune, non ospitare in casa persone che non sono comprese nel proprio nucleo familiare, continuare a preferire lo smartworking..) e decidendo per Dpcm la riduzione di orario di apertura, o la chiusura totale, di circa 350mila attività. Quali? Principalmente quelle che dopo il primo lockdown hanno faticato per poter riaprire adeguandosi a tutte le misure imposte per la salvaguardia della salute pubblica : Bar, Ristoranti, Pub, Pasticcerie, Gelaterie, Teatri, Cinema, Sale concerti, Palestre, Centri benessere e centri commerciali ( per questi ultimi decisa la chiusura nel weekend).

E mentre parla – il Presidente – dopo aver raggelato le suddette categorie, pronuncia la parola magica: indennizzi.
Indennizzi per tutti , già nel mese di novembre: “sono già pronti” (..)“sono tutti aggiuntivi a quelli già in vigore” (..)“Confidiamo di andare in Gazzetta Ufficiale già martedì. Vediamo se il Cdm sarà lunedì o martedì” .
Il breve entusiasmo acceso dalla promessa di un indennizzo si spegne velocemente se volendo fare gli avvocati del diavolo dell’ Avvocato del Paese, si inizia col porsi due quesiti :
. che cos’è un indennizzo?
. chi quantifica un’ indennità?
A tutto questo probabilmente non potrà rispondere nessun Decreto Ristori, solo L’art. 2045 c.c. può. Perchè?
Perchè prevede che l’autore del fatto dannoso (in questo caso lo Stato) commesso in stato di necessità (l’emergenza COVID 19) sia tenuto a corrispondere una indennità al danneggiato (in questo caso le imprese costrette alla chiusura). Recita, infatti l’ Articolo 2045 c.c
“Quando chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato né era altrimenti evitabile, al danneggiato è dovuta un’indennità, la cui misura è rimessa all’equo apprezzamento del giudice.”
Quindi, potrà mai lo Stato essere equo e con interventi a pioggia, un gettone per uno non fa male a nessuno, riconoscere al ristoratore, al commerciante, all’ imprenditore quanto oggettivamente dovuto rispetto alla perdita di fatturato tra il 2019 ed il 2020? No, molto probabilmente non potrà.

E mentre il Presidente continua la conferenza stampa della domenica a pranzo, gli italiani sono arrivati al momento del caffè e dell’ ammazzacaffè, quello che dalle 18 non si potrà più ordinare a nessun bancone del bar o a fine lauta cena, ad un tavolo da quattro, al ristorante.

 

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