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FAQ

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Se non trovi la risposta che cerchi scrivici a: info@difendimi.com. Il nostro team ti risponderà il prima possibile.

Indennizzo Lockdown

No, l’azione è solo per le Società o ditte individuali che sono state colpite dalla chiusura nel periodo dal 9 marzo 2020 – 18 maggio 2020 

Si, perché le misure a sostegno delle imprese non possono essere qualificate come indennizzo per il danno economico derivante dalla chiusura obbligata.

Qualora non in possesso degli elementi indicati nel sito Difendimi.com potete contattarci direttamente scrivendo una mail all’ indirizzo mail info@difendimi.com,  successivamente valuteremo  la fattibilità di una eventuale causa individuale e vi informeranno dei relativi costi.

No, poiché la causa si basa sulla valutazione della diminuzione di fatturato dell’anno 2020 rispetto all’anno 2019.

La causa prevede che sia valutata la differenza di fatturato di tutto il 2020 rispetto all’anno 2019 quindi le perdite relative alle chiusure/limitazioni del Dpcm del 18 ottobre 2020 rientrano nella dichiarazione dei redditi afferente l’anno 2020.

Azione Recupero TFR

I tempi di recupero del Tfr variano a seconda delle tre diverse ipotesi per cui è possibile procedere:
DITTA FALLITA: recupero in circa 6/8 mesi
DITTA NON FALLIBILE (ditta individuale, piccola impresa artigiana ed altro):
recupero in circa 4/5 mesi.
DECESSO DEL DEBITORE (ditta individuale, COLF BADANTI morte del titolare):
recupero in 6/7 mesi.

Tutti i lavoratori del settore privato hanno diritto al TFR e alle tre ultime mensilità.
Anche gli eredi possono beneficiare del Fondo di Garanzia Nazionale e recuperare quanto dovuto.

La prescrizione ( e quindi perdere la possibilità di recuperare la propria liquidazione ) interverrà entro

  • 5 anni per il TFR
  • 1 anno per le ultime tre mensilità

L’intero importo del TFR spettante più il pagamento delle ultime tre mensilità (con limite di circa 2.500,00 lordi per tutte e tre mensilità ) oltre a rivalutazione ed interessi calcolati dalla cessazione del rapporto di lavoro al saldo.

Per intraprendere l’ azione solo 100,00 euro oltre iva.
10%dell’ incasso riscosso ad azione conclusa.

Busta paga non corrisposte
Documento attestante la cessazione del rapporto di lavoro
Modello CUD riferito all’ anno della cessazione del rapporto di lavoro

Azione Trattenute cooperative

La trattenuta per crisi è indicata  in busta paga (solitamente in più di una busta paga) con la dicitura “trattenuta crisi ex articolo 6, comma 2, L. 142/2001″ 

Puoi aderire all’ azione di Difendimi.com e recuperare quanto dovuto.

  • l’effettività dello stato di crisi aziendale che richiede gli interventi straordinari consentiti dalla legge;
  • la temporaneità dello stato di crisi e dei relativi interventi;
  • uno stretto nesso di causalità tra lo stato di crisi aziendale e l’applicabilità ai soci lavoratori degli interventi in esame. Se così non fosse aderendo all’ azione di Difendimi.com potrai richiedere il rimborso di quanto indebitamente trattenuto negli anni.

Per intraprendere l’ azione solo 100,00 euro oltre iva.
10%dell’ incasso riscosso ad azione conclusa.

  1. Copia della busta paga che al suo interno riporti la trattenuta illecita
  2. Verbale delle assemblee dove si delibera la trattenuta
  3. Bilanci della cooperativa, almeno degli ultimi 3 anni. Se non ne siete in possesso possiamo recuperarli noi per voi.

La prescrizione interverrà decorsi 10 anni, ma se la somma verrà identificata dal giudice come stipendio e non come trattenuta illegittima, allora il diritto si prescriverà in 5 anni.

Si tratta di trattenute illegittime e quindi richiederemo l’ intero importo, nei limiti della prescrizione.

Recupero addizionali accise

È necessario procurarsi le bollette degli anni 2010-2011.
Se possibile, è utile anche disporre del contratto di fornitura di energia elettrica e delle ricevute di pagamento delle bollette (anche se queste erano addebitate direttamente sul conto).

Quando si riceve una bolletta dell’energia elettrica e questa ci sembra un po’ alta rispetto all’elettricità che sappiamo di aver consumato, forse bisognerebbe voltare pagina e studiare bene la seconda, dove sono elencate le varie imposte. Se si ha un’azienda e si prendono le bollette del biennio 2010-2011, poi, sotto la voce “imposte” si troverà, in piccolo, un’addizionale (“add. provinciale entro 200.000 kWh”) non proprio insignificante. Tale tassa andava a pesare sull’accisa già applicata in bolletta, ed entrava nelle casse degli Enti locali.

Per capire meglio, su una bolletta media di 6.500 euro, l’addizionale si aggirava intorno ai 420 euro. Su un totale annuale di circa 78.000 euro spesi in elettricità, le addizionali superavano quota 5.000 euro (il 7% ca. del totale).
Ad ogni modo per t per verificare l’importo esatto è necessario controllare le bollette del biennio 2010-2011. L’ammontare delle imposte non è in nessun caso insignificante (come detto, si tratta di circa 7% delle bollette pagate nel biennio) e può arrivare a svariate migliaia di euro.

Per intraprendere l’ azione: solo 200,00 euro oltre iva
10% dell’ incasso ad azione conclusa

Nel 2011 la Commissione europea ravvisò un’incompatibilità tra tali addizionali e la Direttiva europea n. 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle accise. Le addizionali per gli Enti locali furono quindi abrogate dall’Italia a partire dal 1° gennaio 2012 con il D. Lgs. 23/2011 (“Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale”) e il D. Lgs. 68/2011 (“Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario”).

Alcune imprese hanno dunque avviato i procedimenti per la restituzione delle imposte ingiustamente versate e, recentemente, l’iter si è concluso con alcune pronunce della Corte di Cassazione, che hanno fissato alcuni punti fondamentali a favore degli imprenditori (sentenze n. 15198 del 4 giugno 2019, n. 27101/2019 del 23 ottobre 2019 e n. 27099 del 23 ottobre 2019):

  • Le imposte addizionali non erano dovute;
  • Il fornitore di energia elettrica deve restituirle a chi le ha ingiustamente versate;
  • La competenza è del tribunale ordinario civile e l’azione è quella della ripetizione dell’indebito (ex art. 2033 cod. civ.);
  • Il diritto si prescrive in 10 anni dal momento del pagamento.

È estremamente importante procedere all’interruzione della prescrizione al più presto. Per ottenere ciò, Difendimi.com procederà a comunicare al fornitore di energia elettrica l’intenzione del cliente di vedersi rimborsate le addizionali alle accise.

La procedura dell’azione per la ripetizione dell’indebito prevede, successivamente, che il ricorso venga depositato presso il Tribunale civile competente.

Per determinare la competenza territoriale è necessario consultare il contratto sussistente tra fornitore e impresa nel periodo di nostro interesse (è possibile che vi fossero presenti clausole in tal senso). Altrimenti, si applica la regola generale del Codice civile che prevede una competenza facoltativa tra il luogo ove è sorta l’obbligazione ed il luogo ove questa doveva eseguirsi.

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