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controlla se il tuo fornitore di energia ti ha addebitato accise non dovute

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Costo dell'azione

10% dell’ incasso ad azione conclusa.

Per intraprendere l’ azione: solo 200,00 € oltre iva al 22% (complessivi € 244,00).

Qualsiasi sia il tuo fornitore di energia elettrica controlla se negli anni 2010-2011 ti ha addebitato una voce indicata come “add. provinciale entro 200.000 kWh”

Tali Tributi sono stati dichiarati contrari alla normativa UE dalla Commissione Europea e la Cassazione italiana ne ha confermato l’illegittimità. Dal 2012 l’accisa è stata eliminata, ma in moltissimi casi alle aziende non sono state riaccreditate le somme ingiustamente pagate.

Per accisa, si intende una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. In Italia, nelle voci di spesa (ad esempio nelle bollette) la voce "accisa" viene spesso sostituita con "imposta di consumo" o "imposta di produzione" o "imposta erariale".

È un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. 

È un'imposta che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell'IVA che incide sul valore.

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Come funziona?

Cosa devi sapere?

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Di quali documenti ho bisogno per avviare la pratica?

È necessario procurarsi le bollette degli anni 2010-2011. Se possibile, è utile anche disporre del contratto di fornitura di energia elettrica e delle ricevute di pagamento delle bollette (anche se queste erano addebitate direttamente sul conto).

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Cosa sono le addizionali provinciali alle accise?

Quando si riceve una bolletta dell’energia elettrica e questa ci sembra un po’ alta rispetto all’elettricità che sappiamo di aver consumato, forse bisognerebbe voltare pagina e studiare bene la seconda, dove sono elencate le varie imposte. Se si ha un’azienda e si prendono le bollette del biennio 2010-2011, poi, sotto la voce “imposte” si troverà, in piccolo, un’addizionale (“add. provinciale entro 200.000 kWh”) non proprio insignificante. Tale tassa andava a pesare sull’accisa già applicata in bolletta, ed entrava nelle casse degli Enti locali. Per capire meglio, su una bolletta media di 6.500 euro, l’addizionale si aggirava intorno ai 420 euro. Su un totale annuale di circa 78.000 euro spesi in elettricità, le addizionali superavano quota 5.000 euro (il 7% ca. del totale).

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Perché sono state abrogate?

Nel 2011 la Commissione europea ravvisò un’incompatibilità tra tali addizionali e la Direttiva europea n. 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle accise. Le addizionali per gli Enti locali furono quindi abrogate dall’Italia a partire dal 1° gennaio 2012 con il D. Lgs. 23/2011 (“Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale”) e il D. Lgs. 68/2011 (“Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario”). Alcune imprese hanno dunque avviato i procedimenti per la restituzione delle imposte ingiustamente versate e, recentemente, l’iter si è concluso con alcune pronunce della Corte di Cassazione, che hanno fissato alcuni punti fondamentali a favore degli imprenditori (sentenze n. 15198 del 4 giugno 2019, n. 27101/2019 del 23 ottobre 2019 e n. 27099 del 23 ottobre 2019): Le imposte addizionali non erano dovute;

– Il fornitore di energia elettrica deve restituirle a chi le ha ingiustamente versate;
– La competenza è del tribunale ordinario civile e l’azione è quella della ripetizione dell’indebito (ex art. 2033 cod. civ.);
– Il diritto si prescrive in 10 anni dal momento del pagamento.

 

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Di che somme si tratta? Come fare a recuperarle?

Come anticipato sopra, per verificare l’importo esatto è necessario controllare le bollette del biennio 2010-2011. L’ammontare delle imposte non è in nessun caso insignificante (come detto, si tratta di circa 7% delle bollette pagate nel biennio) e può arrivare a svariate migliaia di euro. È estremamente importante procedere all’interruzione della prescrizione al più presto. Per ottenere ciò, Difendimi procederà a comunicare a mezzo PEC al fornitore di energia elettrica l’intenzione del cliente di vedersi rimborsate le addizionali alle accise. La procedura dell’azione per la ripetizione dell’indebito prevede, successivamente, che il ricorso venga depositato presso il Tribunale civile competente. Per determinare la competenza territoriale è necessario consultare il contratto sussistente tra fornitore e impresa nel periodo di nostro interesse (è possibile che vi fossero presenti clausole in tal senso). Altrimenti, si applica la regola generale del Codice civile che prevede una competenza facoltativa tra il luogo ove è sorta l’obbligazione ed il luogo ove questa doveva eseguirsi.

Non sei solo!

Noi di Difendimi.com crediamo che l’unione dei lavoratori che vogliono esercitare gli stessi diritti sia il modo giusto di procedere. Insieme possiamo garantire la certezza dei costi e delle tempistiche del ricorso.

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