Tfr garantito dal fondo Inps? Si, ma quante difficoltà per i lavoratori!

Se non si è pratici, precisi, scrupolosi e competenti si rischia di inseguire il sogno del Tfr. Per il lavoratore, infatti, il percorso per accedere al fondo di garanza Inps è pieno di insidie ed ostacoli assomigliando sempre più ad uno schema di gioco di un videogame e le norme vigenti, che in teoria dovrebbero essere favorevoli al lavoratore, possono essere applicate a suo discapito.
Un esempio? Cosa succede al Tfr di un lavoratore la cui società per cui lavorava società dichiara fallimento con chiusura è immediata ( questo può avvenire, ad esempio, quando non si ha una situazione di attivo fallimentare, cioè di beni da ripartire) se il lavoratore non ha agito in tempo con decreto ingiuntivo o sentenza?
Succede che il rapporto di lavoro cessa ed il lavoratore non si vedrà pagato ne’ il Tfr, ne’ le ultime tre mensilità.
E cosa succede se il lavoratore preso ad esempio, continua nel suo stato di inerzia senza rivendicare alcun diritto per recuperare quanto dovuto? Niente di quanto dovuto viene pagato al lavoratore e la società nel frattempo segue l’ iter fallimentare: viene dichiarata fallita, grazie all’ istanza di altri creditori, con sentenza del Tribunale. A questo punto il curatore fallimentare della società deve comunicare al lavoratore che la società è stata dichiarata fallita ed il lavoratore anche in assenza di un titolo che accerti il suo credito ( emesso da un tribunale) ha un’ ultima possibilità: chiedere di essere ammesso allo stato passivo per poi poter accedere al fondo di garanzia dell’ Inps e recuperare il suo tfr più le ultime 3 mensilità.

Fino a qui sarebbe un percorso accidentato ma a suo modo scorrevole, se non fosse che l’ Inps non sempre accetta le richieste dei lavoratori che siano rimasti inattivi, che non si siano cioè rivolti al giudice del lavoro per ottenere il riconoscimento del credito tramite diffida accertativa o decreto ingiuntivo sentenza o sentenza. A nulla serve che il lavoratore sia in possesso del Cud o delle buste paga che dimostrano il credito da esigere.

Citando l’Inps, “mancando il titolo esecutivo, non sono soddisfatti tutti i presupposti richiesti dalla circolare Inps n. 31/2010” (https://www.inps.it/Circolari/Circolare%20numero%2032%20del%2004-03-2010.htm) a cui segue una nuova circolare del 2017 che mantiene l’ esito della domanda incerto. Un esito che, tra circolari e articoli e modifiche agli articoli della Legge fallimentare, è tutto nelle mani dei giudici del lavoro di volta in volta aditi che,  partendo dalla disposizione dell’articolo 102 Legge Fallimentare come modificata dal Decreto Legislativo n. 5/2006, e ritenendo che tale modifica di fatto abbia superato la norma restrittiva di cui all’art. 5 l. 297/ 1982 possano sentenziare che il credito vantato dal lavoratore e dimostrato con buste paga e Tfr è vero, accogliendo quindi la sua domanda per il fondo di garanzia e dandogli la possibilità di recuperare quanto dovuto.
Il nostro consiglio, per ogni lavoratore che si trovi nella situazione incresciosa ed ingiusta di dover lottare per il proprio diritto al Tfr è quello di attivarsi subito ed ottenere un titolo esecutivo che li tuteli maggiormente.

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