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Trattamento fine servizio ai dipendenti pubblici: la Corte Costituzionale apre ai risarcimenti

TFS dipendenti pubblici: si apre il fronte dei risarcimenti

03/07/2023

TFS dipendenti pubblici: si apre il fronte dei risarcimenti

Era ora! La Corte Costituzionale, con sentenza n. 130/2023 del 19.06.2023, ha confermato che il trattamento di fine servizio (TFS) è retribuzione differita e, di conseguenza, deve essere tempestivamente erogato al pensionato.

Originariamente, l’indennità di buonuscita era, infatti, pagata “immediatamente dopo la data di cessazione dal servizio e comunque non oltre quindici giorni dalla data medesima” (art. 26, comma III, D.P.R. n. 1032/1973).

Il termine per l’effettiva corresponsione è stato poi via via elevato negli anni, passando da novanta giorni (art. 7, comma III, L: 75/1980) a dodici mesi nei casi di cessazione dal servizio e ventiquattro negli altri casi (art. 3, comma II, D.L. n. 79/1997).

Si arriva così al 2010, quando viene previsto un regime di rateizzazione delle spettanze di fine servizio al fine di concorrere “al consolidamento dei conti pubblici” fino a tre rate annuali.

Parlando di pensioni la storia si ripete.

Le mani finiscono sempre nelle tasche di chi ha servito lo Stato e la Collettività e dovrebbe ORA essere ripagato dei Suoi sacrifici.

La Consulta ha precisato, come lo Staff di Rimborso Pensioni sostiene sin dal 2018 (v. qui, qui, qui) che il legislatore possa solo eccezionalmente comprimere il diritto del lavoratore alla tempestiva corresponsione del TFS, ma che, al contrario, i provvedimenti adottati non rispettino più i requisiti della temporaneità, né i limiti posti dai principi di ragionevolezza e proporzionalità.

La Corte ha, dunque, invitato nuovamente il legislatore a porre rimedio al grave vulnus costituzionale riscontrato.

E neppure la previsione del 2019 (all’indomani della precedente sentenza della Corte) del finanziamento di una somma pari all’importo massimo di € 45.000,00 dell’indennità di servizio maturata dietro versamento di un tasso di interesse a carico del richiedente può evidentemente superare tale mancanza.

Anzi, chi ha avuto accesso a questo finanziamento ha già una chiara voce di danno da richiedere nei confronti dello Stato.

Si perché è chiaro che a seguito della qualificazione della norma come illegittima o comunque ingiusta lo Stato non può andare esente da responsabilità.

Si apre, quindi, il fronte dei risarcimenti che saranno dovuti a tutti coloro i quali sono andati in pensione negli ultimi cinque anni e hanno subito o stanno subendo le conseguenze negative di questa legge ingiusta.

Come si comporterà il legislatore rispetto al TFS?

Sicuramente il legislatore chiamato dalla Corte Costituzionale ad intervenire modificherà la legge ma cosi come è accaduto con il decreto Poletti (D.L. n. 34/2014) in tema di rivalutazione della pensione a seguito della Corte Costituzionale n. 70/2015, si scosterà di poco dall’attuale impianto e costringerà nuovamente pensionati e pensionandi a contestarne la legittimità.

RIMBORSOPENSIONI.IT è pronto, come sempre, alla battaglia, e nel nostro prossimo intervento vi invieremo la diffida da scaricare ed inviare all’Inps ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per richiedere il risarcimento che vi spetta.

A tal proposito vi ricordiamo che già nel 2018 consigliammo a tutti di inviare la lettera che vi avevamo messo a disposizione di diffida e messa in mora idonea ad interrompere la prescrizione proprio su questa vicenda.

Chiediamo, quindi, a tutti coloro che hanno inviato detta raccomandata di segnalarcelo, in modo da poter valutare con loro ulteriori aspetti risarcitori.

E allora: avete inviato la diffida che Vi avevamo messo a disposizione già 5 anni fa?

Se non l’avete spedita è arrivato quindi il momento di farlo! Nei prossimi giorni pubblicheremo la diffida sul nostri sito e vi faremo CONOSCERE le prossime mosse!

Lo staff di Rimborso Pensioni

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